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Sommergibili

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view post Posted on 26/2/2012, 20:20           Quote
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scire01


Regio Sommergibile Scirè


scire01


Dedicato al Regio Sommergibile Scirè ed in memoria del suo eroico equipaggio.
Nel Sito Troverete tutti i 181 Regi Sommergibili" ~ ...Schede - Immagini e Articoli
in Sez. Regi Sommergibili I-II Guerra Mondiale .Visitatelo ne vale la pena di perdere
qualche oretta ad ammirare le Navi ,Sommergibili, equipaggi,Ricerche Storiche - Mezzi
d'Assalto Tecnica Navale - Radar/Sonar-Armamenti,Basi e Porti Strategici nella II°Guerra
- COLONIE, MARINA MERCANTILE - VELA-NAVIGAZIONE - ARTE MARINARA - NAUTICA ,
CineGrupsom - L'Arte e il Mare - Collezionismo,Video -Testimonianze Regi Sommergibili.


Video Regio Sommergibile Scirè






Fonte: www.xmasgrupsom.com/Intro.html




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Ritrovamento del Sommergibile Oceanico Italiano Pietro Micca


miccanavigazione



Ritrovamento del Sommergibile Oceanico Italiano della "Reggia Marina Pietro Micca"
avvenuto nel 1994 da Luciano De Donno e Giuseppe Affinito del gruppo SUBMARINA di Lecce.


Video






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Sommergibile VELELLA: da sessant'anni a Punta Licosa


velella




I pescatori di Santa Maria di Castellabate sanno ormai da anni che al largo di Punta Licosa,
a circa 60 metri di profondità, c’è un punto dove le loro reti possono impigliarsi e sanno
pure di che si tratta: di un sommergibile italiano che giace lì sul fondo dal 1943. E’ ben
noto a tutti che quello scafo d’acciaio, abbastanza ben conservato, è la tomba dei 50
marinai che costituivano il suo equipaggio. Ogni tanto qualcuno propone di recuperarlo e di
dare un’onorata sepoltura a quei poveri morti, poi, dopo qualche articolo sui giornali,
cade nuovamente il silenzio. Eppure proprio quest’anno, per quel pezzo della nostra storia
abbandonato in fondo al mare, potrebbe essere il momento giusto per occuparsene. Tra pochi
mesi ricorrerà il sessantesimo anniversario dello sbarco anglo-americano a Salerno, che
avvenne esattamente alle prime luci dell’alba del 9 settembre 1943. Gli avvenimenti di quella
estate erano stati veramente tragici per l’Italia. Il 10 luglio gli alleati erano sbarcati
in Sicilia e in poco più di un mese avevano conquistato tutta l’isola passando in Calabria.
Il 25 luglio con un colpo di stato militare il Re aveva rovesciato il governo fascista e fatto
arrestare Mussolini. Il generale Badoglio, nominato capo del governo, pur proclamando che la
guerra continuava a fianco dell’alleato tedesco, aveva avviato segretissime trattative con
inglesi e americani, che si erano concretate nella firma dell’armistizio avvenuta nel paesino
siciliano di Cassibile, vicino Siracusa, il 3 settembre. Ma gli alleati non si fidavano affatto
della capacità del governo Badoglio di sganciarsi dai tedeschi, che con numerose divisioni
stavano contrastando, a fianco degli italiani, le armate americane e inglesi che risalivano
faticosamente la penisola. Per essere più tranquilli allestirono uno sbarco in grande stile.
450 navi partite dalla Sicilia, dalla Tunisia e dall’Algeria trasportarono 250.000 uomini sulle
spiagge a sud di Salerno, sperando di imbottigliare le forze tedesche che in Calabria e in Puglia
fronteggiavano gli alleati. La data era stata scelta in concomitanza con la proclamazione
dell’armistizio da parte del governo italiano, previsto per l’8 dello stesso mese di settembre
ed approfittando della confusione che ne sarebbe seguita. Contavano che i tedeschi, vistisi
abbandonati dagli italiani, si sarebbero ritirati velocemente sulle Alpi, abbandonando al loro
destino le divisioni che combattevano al Sud. Così non avvenne. Al totale rapidissimo liquefarsi
delle forze armate italiane corrispose un fulmineo riorganizzarsi dei tedeschi che bloccarono
gli alleati a Salerno quando bastava per dare tempo alle loro unità nel Sud Italia di sganciarsi
e ritirarsi ordinatamente sul fronte di Cassino. Per l’Italia la guerra non era finita, ma doveva
durare altri 20 mesi con ulteriori lutti e infinite devastazioni. Lo sbarco a Salerno segnò una
svolta per gli alleati, perché alla fine ebbe successo e fu il primo sul continente europeo.


sommergibilevelellasuls




Per l’Italia invece quei giorni furono dolorosissimi e l’8 settembre resta tuttora una data di
tristezza e di vergogna. La vicenda del sommergibile Velella si inquadra proprio in quei momenti
tragici. L’armistizio era stato già firmato da cinque giorni, ma il gruppo di cospiratori, che
con alla testa il Re e Badoglio aveva trattato la resa, non prese nessuna iniziativa per prevenire
le conseguenze di quel grave atto e non ne informò neppure i vertici militari. Il 7 settembre,
all’oscuro di tutto, il comando dei sommergibili (Maricomsom), nella certezza di un ormai imminente
sbarco alleato, rese esecutivo il piano "Zeta", disponendo lo schieramento nel basso Tirreno di 11
battelli (tra cui il Velella) a copertura delle coste dal golfo di Gaeta a quello di Paola ed altri
9 più a sud. Alle ore 15 di quel 7 settembre il Velella, al comando del Ten.Vasc. Mariò Patanè,
lasciò Napoli. Mentre si andava completando lo schieramento antisbarco dei nostri sommergibili,
radio Algeri alle ore 18.38 del successivo 8 settembre annunciava l’avvenuto armistizio, costringendo
poco dopo il maresciallo Badoglio, ancora tergiversante, a confermarlo da Radio Roma con un proclama
che cadde come un fulmine a ciel sereno su una nazione ancora in guerra. Alle 21.10 Maricosom
diramava a tutte le unità il messaggio di cessare le ostilità, ma il Velella non poteva riceverlo.
Era già immobile sul fondo da ventiquattro ore colpito dai siluri del smg britannico Shakespeare.
Da allora per quei cinquanta morti, per quegli ultimi caduti di una lunga guerra, è sceso l’oblio.
Mentre si consumava l’onta della resa della nostra Flotta sotto i cannoni della fortezza di Malta,
nessuno ha voluto mai ricordare il sacrificio sostanzialmente inutile di quell’ultimo sommergibile.

affondamentosommergvele



Ora, in occasione del sessantesimo dello sbarco di Salerno, gli enti locali (tutti retti dalle
sinistre), Regione Campania, Comune e Provincia di Salerno vogliono celebrare la buona riuscita
di quell’operazione militare. In sostanza applaudire, sia pure con più di un mezzo secolo di ritardo,
l’arrivo sulle nostre terre di quegli eserciti stranieri, che fino a dodici ore prima avevamo
combattuto. Francamente non ci sembra una buona idea. Sfilate, discorsi, convegni e mostre per
ricordare lo sbarco? Decisamente non sono d’accordo. Forse sarebbe più giusto ricordare quei
dolorosi avvenimenti, recuperando quel sommergibile che giace nelle acque di punta Licosa,
colpito per difendere fino all’ultimo le nostre coste. L’anno scorso abbiamo speso otto miliardi
per recuperare nel canale d’Otranto, ad una profondità ben più alta, un peschereccio di profughi
albanesi, per fare luce sulle circostanze di un malaugurato incidente e per dare sepoltura a quei
poveracci. Propongo di commemorare quegli eventi di sessant’anni fa, onorando i marinai del Velella
e restituendo i loro corpi alla terra che difesero fino all’ultimo.


Uccio de Santis
Presidente ISSES (Istituto Studi Storici Economici e Sociali)


Fonte: www.hermes.campania.it/0306/velella.htm


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U-352 German U-boat Offshore Morehead City, NC


u352germany



Tedesco u-boot U-352 al largo delle città Morehad, NC. Girato l'estate del ' 07
il video mostra la calda e chiara acqua corrente del Golfo. In aggiunta ci sono
molti pesci leone sul sito relitto. OlympusDiving.com


Video







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Il relitto del Molch di Sistiana


ilrelittodelmolchdisist


Il relitto al largo di Sistiana (TS) del molch, mini sommergibile tedesco
della II Guerra Mondiale. Un ringraziamento a Lisa per le riprese video.


Video





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Relitto Sommergibile Ammiraglio Millo (Calabria)


sottomarinomillo



Dal maggio all'ottobre 1941 fu impegnato nell'addestramento dell'equipaggio,
divenendo effettivamente operativo il 15 settembre.

Per via delle sue grandi dimensioni fu adibito al trasporto di rifornimenti.
Il 21 novembre 1941 salpò da Taranto per la prima missione (agli ordini del
capitano di corvetta Vincenzo Amato) per trasportare a Derna 138 tonnellate
di latte di benzina e 6,8 tonnellate di cassette di munizioni anticarro;
giunse nel porto libico nella serata del 23 novembre, mise a terra il carico
e ripartì nel mattino del 24, giungendo a Taranto due giorni dopo.

Altre missioni di questo tipo si ebbero il 30 novembre (verso Bardia e Bengasi),
il 23 dicembre (per Tripoli) ed il 26 gennaio 1942 (ancora verso Tripoli); di
ritorno da quest'ultimo viaggio, mentre si trovava nei pressi della costa della
Libia, fu anche fatto segno di un attacco aereo con bombe, uscendone però indenne.
In tutto, in queste quattro missioni, trasportò 365,2 tonnellate di carburante,
167 di munizioni e 91 di provviste.

Il 6 marzo 1942 fu dislocato a sudest di Malta nell'ambito dell'operazione «V. 5»,
a protezione di un convoglio italiano carico di rifornimenti diretti in Libia
(il Millo, assieme ad altri sommergibili, avrebbe dovuto attaccare delle eventuali
unità di superficie partite da Malta per attaccare il convoglio). Sei giorni dopo,
non avendo trovato navi nemiche, intraprese la navigazione di rientro. Alle 13.23
del 14 marzo, mentre, proveniente da Capo dell'Armi, navigava a zig zag in superficie
alla volta di Taranto per rientrare in porto, fu avvistato dal sommergibile
britannico Ultimatum, che gli lanciò una sventagliata di quattro siluri: due delle
armi andarono a segno rispettivamente a centro nave e a poppavia della torretta,
provocando il repentino affondamento del Millo (al largo di Punta Stilo).

Affondarono con il sommergibile il comandante Amato, altri due ufficiali e 52 fra
sottufficiali e marinai (altre fonti indicano un totale di 57 vittime), mentre
il comandante in seconda tenente di vascello Marcello Bertini, altri tre ufficiali,
due sottufficiali e otto marinai furono tratti in salvo (e catturati) dall’Ultimatum.
Un ultimo sopravvissuto, il sergente elettricista Lingua, fu salvato da una barca
partita dalla costa (da dov'era stata visto l'affondamento) alle 14.08. Il Millo
aveva svolto complessivamente 6 missioni offensive, 4 di trasporto e 4 di trasferimento,
per un totale di 8045 miglia di navigazione in superficie e 532 in immersione.

L'immersione: Il relitto del Millo si trova appoggiato su un fondale fangoso profondo 75 mt.
Lo scafo è integro tranne nella zona di prua nel lato di dritta

affondato durante la seconda guerra mondiale da un sommergibile inglese nel Mar Ionio
a largo di Punta Stilo in Calabria. Il relitto del Millo si trova appoggiato su un fondale
fangoso profondo 75 mt. Lo scafo è integro tranne nella zona di prua nel lato di dritta
dove fu colpito dai siluri inglesi, è in assetto di navigazione sbandato sulla murata di
sinistra di circa 45°.



Video - Sommergibile Millo.mov





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Relitto Sommergibile Molch (Friuli Venezia Giulia)



Alla fine del 1944 la disfatta della Germania appariva inevitabile ed i tedeschi
stavano disperatamente giocando quelle che ritenevano le loro carte migliori e
più ingegnose. Sono di questo periodo le temibili V1 e V2 che pur rappresentavano
un ingannevole successo. Gli Alleati ormai erano superiori sia in terra che in aria.
Ma anche in mare i tedeschi non se la passavano bene e gli U-Boot erano ormai
fortemente penalizzati dalle tecnologie di localizzazione delle forze alleate.
In uno scenario disperato ed ormai senza speranza furono create le K-Flottiglie:
reparti per attacchi notturni con mini sommergibili che si riteneva difficile
da localizzare e che replicavano le strategie della Decima Mas Italiana. A poppa
vi era il posto di guida sormontato da una piccola torretta che aveva due finestre
ed era coperta da una cupola in plexiglass che faceva anche da portello di entrata.
Sulla torretta era posizionato un periscopio per l'osservazione in immersione.

Sotto, erano agganciati a speciali staffe, due siluri. In combattimento, peraltro,
i molch si rivelarono un fallimento totale. I piloti navigavano pressoché alla
cieca e spesso usando come riferimento le sole stelle visibili tramite la cupola
in plexiglass sulla torretta. Il lancio dei siluri poteva avvenire solo a pelo
d'acqua rendendo sostanzialmente vulnerabile il sottomarino proprio nel momento
più cruciale. Il Molch poteva viaggiare a due sole velocità e la retromarcia non
era prevista. Scomodo da manovrare, il Molch in combattimento risultò un grosso
fiasco e fu principalmente utilizzato per addestramento. Già durante i primi test,
molti Molch affondarono con il proprio pilota. Il 25 e 26 settembre 1944, 12 Molch
vennero impiegati per la prima volta contro le pattuglie alleate al largo di Mentone
e Nizza. Fu un disastro! La flotta alleata non subì alcun danno, mentre soltanto
due Molch ritornarono solo per essere distrutti successivamente dal bombardamento
di Sanremo. L’11 novembre 1944, i Molch rimanenti furono trasferiti a Trieste e
dislocati a Sistiana dove i tedeschi costruirono appositamente una base nella
piccola baia sormontata dal romantico sentiero Rilke. La montagna che arriva fino
alla spiaggia era un riparo ideale e fu "scavata" per aprire gallerie e sale a custodire
i molch. Ancora oggi si vedono i varchi sulla montagna utlizzati per le mitragliatrici
ed i cannoni. Fu costruito anche un largo scivolo per mettere in mare i mezzi subacquei.
Nei primi giorni di maggio del 1945 giunse la notizia della caduta della Germania e la
sua resa. A quel punto i marinai tedeschi misero in acqua cinque Molch e a poche centinaia
di metri dalla costa li autoaffondarono. Poi, sistemarono tutto l'esplosivo disponibile
nella montagna e la fecero esplodere. Una frana di enormi dimensioni, tonnellate di
pietre e detriti crollarono per nascondere gli ingressi della base. Tutt'ora, molti
appassionati tentano (invano) l'esplorazione delle gallerie della montagna ben
consapevoli dei "tesori" che tutt'ora questa può nascondere.



MOLCH PARTE I°




MOLCH PARTE II





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